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I moduli del calcio spiegati uno per uno

Un modulo è il modo in cui undici giocatori si dividono il campo, non una formazione da imparare a memoria. I più usati, cosa chiedono alla rosa e dove si rompono.

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Prima una premessa

I numeri di un modulo descrivono la squadra ferma, e una squadra ferma non esiste mai. La stessa formazione può difendere a 4-4-2 e attaccare a 3-2-5, perché i terzini salgono e un mediano scende fra i centrali. Per questo, quando si guarda una partita, contano più due domande che il nome del sistema: quanti giocatori ci sono fra le due linee avversarie, e chi copre lo spazio che si apre quando la squadra attacca.

4-3-3

Quattro difensori, tre centrocampisti, tre attaccanti. È il sistema che occupa meglio il campo in larghezza: le due ali tengono i terzini avversari inchiodati, il centravanti fissa i centrali, le mezzale attaccano gli spazi che si aprono in mezzo. Chiede un mediano di livello, che resta solo davanti alla difesa quando le mezzale salgono, e ali che difendano: senza, i terzini restano uno contro uno per novanta minuti. È il modulo che ha vinto di più negli ultimi vent’anni, ed è anche il più esigente: senza qualità in mezzo diventa una squadra lunga e spezzata in due.

4-2-3-1

La variante più diffusa del calcio europeo. I due mediani si coprono a vicenda: uno può uscire in pressione perché l’altro resta. Davanti, tre giocatori offensivi dietro un centravanti, con il trequartista centrale che lavora sul mediano avversario. È solido per natura e semplice da insegnare, ma dipende tutto dal centravanti: se non tiene palla, la squadra non riesce a salire e i tre dietro di lui restano tagliati fuori.

4-4-2

Il sistema più vecchio ancora in uso, e non per nostalgia: due linee da quattro coprono il campo in modo ordinato e non lasciano corridoi facili. Due punte vicine si aiutano e mettono in difficoltà una difesa a due centrali. Il prezzo lo paga il centrocampo, dove in due si perde il confronto contro chi ne schiera tre: per questo le squadre che lo usano difendono più basse e cercano di vincere le seconde palle invece del possesso.

3-5-2 e 5-3-2

Sono lo stesso sistema visto in due momenti diversi: con la palla i due esterni salgono e diventa 3-5-2, senza palla scendono e diventa 5-3-2. Tre centrali coprono l’area e permettono di uscire sul portatore senza restare scoperti; i due esterni fanno tutta la fascia. È il modulo che chiede il fisico migliore della rosa: se i quinti non reggono i novanta minuti, la squadra si schiaccia e passa la partita nella propria metà campo.

3-4-3

Tre dietro, due mediani, due esterni e tre davanti. Copre il campo in larghezza come pochi altri e permette di attaccare con sette uomini, ma lascia solo due centrocampisti centrali: contro chi ne ha tre bisogna vincere i duelli o accettare di essere superati in mezzo. Funziona benissimo con una squadra che pressa alta, malissimo con una che difende bassa.

4-3-1-2 e il rombo

Il rombo a centrocampo (mediano, due mezzali, trequartista) riempie il centro del campo e mette il trequartista in una zona che le difese fanno fatica a coprire. In cambio rinuncia alle ali, e quindi alla larghezza: i terzini devono salire sempre, ed è la loro corsa a decidere se il sistema funziona. Contro squadre che attaccano sulle fasce diventa fragile.

Come si sceglie

Un modulo si sceglie a partire dai giocatori che hai, non al contrario. Tre domande bastano: hai due centrali veloci che difendono lo spazio, o due forti nell’area? Hai ali capaci di saltare l’uomo? Hai un mediano che regge il campo da solo? Chi ha un mediano dominante può permettersi tre attaccanti; chi non ce l’ha farà meglio con due mediani e un trequartista.

La seconda regola è che il modulo si cambia anche a partita in corso. Si passa a due punte quando serve un gol e la squadra avversaria difende bassa; si passa a cinque dietro quando si è avanti e l’avversario spinge sulle fasce; si accetta di perdere il centrocampo quando la partita è diventata una serie di lanci e di duelli aerei.

Provarli

In Allenatore ci sono nove moduli e dodici stili di gioco, e l’effetto si sente davvero nel motore della partita: il possesso, le occasioni create e concesse, la fatica dei giocatori cambiano insieme alla scelta. La familiarità con lo stile cresce allenandolo, quindi cambiare sistema ogni settimana costa: la squadra ci mette qualche giornata a capirlo.

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