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Champions, Europa League e Conference: come funzionano

Tre competizioni, un solo albero: chi entra in Champions, chi scende in Europa League, chi finisce in Conference e che cosa cambia fra loro.

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Chi si qualifica

I posti europei si assegnano con la classifica di campionato, e quanti ne ha ogni paese dipende dal ranking UEFA, cioè da come sono andate le sue squadre nelle stagioni precedenti. I campionati più forti hanno quattro posti diretti in Champions League, poi uno o due in Europa League e uno in Conference League; scendendo nel ranking i posti calano e compaiono i turni preliminari, quelli che si giocano ad agosto prima che inizi la fase principale.

Ai posti da campionato si aggiunge la coppa nazionale: chi la vince entra in Europa League. Se ha già un posto in Champions, il posto passa alla squadra meglio piazzata in campionato fra quelle rimaste fuori. È il motivo per cui certi anni il sesto posto vale l’Europa e altri no.

Che cosa è cambiato nel formato

Fino al 2024 le tre coppe avevano trentadue squadre divise in otto gironi da quattro, andata e ritorno, con le prime due qualificate agli ottavi. Dal 2024 la fase a gironi è stata sostituita da un girone unico: trentasei squadre in un’unica classifica, ognuna gioca otto partite contro otto avversarie diverse. Le prime otto passano direttamente agli ottavi, dalla nona alla ventiquattresima si giocano uno spareggio, le ultime escono.

Il resto del tabellone è rimasto quello di sempre: ottavi, quarti e semifinali con andata e ritorno, finale in gara secca in campo neutro. La regola del gol in trasferta, che per sessant’anni ha deciso i pareggi, è stata abolita nel 2021: oggi se dopo due partite il punteggio totale è pari si giocano i supplementari e poi i rigori.

Le tre competizioni

Champions League: la più ricca e la più difficile: ci sono le campionesse nazionali e le migliori dei campionati più forti. Vincerla vale una stagione intera, e il solo fatto di qualificarsi cambia i conti di un club.

Europa League: il secondo livello, con squadre che in campionato stanno appena sotto le prime. Chi la vince entra in Champions l’anno dopo, ed è la scorciatoia che negli ultimi anni diverse squadre hanno preso.

Conference League: nata nel 2021 per dare l’Europa anche ai campionati più piccoli. Meno ricca, ma è una coppa vera: si gioca il giovedì, porta punti al ranking del paese e per molti club è la prima finale continentale della storia.

Che cosa comporta giocare in Europa

Chi va in Europa gioca una partita in più ogni settimana, spesso il giovedì con il campionato la domenica. Serve una rosa lunga: le squadre che affrontano la coppa con tredici o quattordici giocatori affidabili arrivano a febbraio senza benzina, e in campionato lo si vede. Per questo gli allenatori ruotano, e per questo una rosa costruita per due competizioni costa molto più di una costruita per una sola.

Dall’altra parte ci sono i soldi: partecipazione, premi per ogni vittoria, quote legate al ranking e agli incassi televisivi. Per un club medio una buona stagione europea vale quanto la cessione di un titolare, e cambia il budget di mercato dell’anno dopo.

Nel gioco

In Allenatore le coppe europee si giocano come le partite di campionato, con il colore della competizione sul tabellone: blu per la Champions, arancione per l’Europa League, verde per la Conference. Ti qualifichi con la classifica dell’anno prima, il calendario alterna coppa e campionato, e la fatica dei giocatori è quella vera: chi gioca ogni tre giorni arriva scarico. Alla fine della stagione trovi anche il capocannoniere della coppa, oltre a quello del campionato.

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